Non (E') solo cosa nostra


lunedì, 12 ottobre 2009
 


Al sindaco di Ponteranica non piacciono le biblioteche dedicate ai meridionali. Anche se sono morti per aver combattuto la mafia. 


 Italia. La biblioteca di Ponteranica non si chiama più “Biblioteca civica Peppino Impastato”, la targa col nome del giovane di Cinisi, che abitava a cento passi dalla casa del boss Tano Badalamenti, che ha dato la vita per combattere mafia e potere politico è stata rimossa. Il sindaco, Cristiano Aldegani, non ha ancora cambiato idea, nonostante le numerose e.mail di protesta giuntegli, la nascita di un comitato cittadino spontaneo che chiede la ricollocazione della targa, nonostante un grande corteo di circa 7000 persone che il 26 settembre sono andate a Ponteranica giungendo da tutto il nord, non solo da Bergamo, e che hanno invaso pacificamente le vie dell’abitato.
Non è servita nemmeno la lettera di Padre Santi Rizieri, della congregazione del SS. Sacramento, lo stesso del quale faceva parte Padre Baggi, morto nove anni fa al quale il sindaco Aldegani vorrebbe intitolargli la biblioteca. In una lettera pubblica Padre Santi Rizieri prende le distanze dalla decisione del sindaco, lo invita a ricollocare la targa col nome di Peppino, definito “un testimone di giustizia”. Ma perché il sindaco ha preso tale decisione piuttosto impopolare? La Lega Nord, il partito del sindaco, non è nuova a uscite del genere, un po’ folkloristiche ma nello stesso molto gravi. Con un’espressione colloquiale diciamo che ai leghisti piace farla grossa e anche fuori dal vaso. Aldegani ha pensato di dire qualcosa di “padano” e di farlo, purtroppo. Ha affermato che Peppino è un siciliano e che un paese bergamasco deve avere una biblioteca intestata ad un autoctono. Affermazione vergognosa e assurda di per sé. Inoltre, ha aggiunto il sindaco, la mafia non è una cosa che riguarda i bergamaschi. Niente di più sbagliato. Oramai è ben noto come la mafia si sia sviluppata in tutta Italia, anzi anche oltre confine. La Lombardia è la regione dell’Italia del centro-nord con la più alta infiltrazione mafiosa, e le mafie italiane sono tutte presenti, e non mancano le mafie straniere. La Lombardia è la regione con il più alto quantitativo di droga commercializzato, in parte si consuma sul territorio, in parte transita; e il traffico di droga è interamente controllato dalle mafie. È la regione d’Italia con la più alta somma di denaro sporco riciclato, nel mondo della finanza e nel commercio, nelle aziende e negli appalti. Le mafie non vedono l’ora che inizino i lavori di Expo 2015, ci hanno già puntato gli occhi e non solo.
In Lombardia risultano confiscate 153 aziende, è la terza regione d’Italia dopo Sicilia e Campania; come beni complessivi confiscati è la quinta. Sono dati che parlano da soli. Bergamo non è immune da queste infiltrazioni, 19 beni confiscati più un’azienda. Si potrebbero citare numerosi casi di mafiosi che vivono nel bergamasco e che sono stati arrestati per riciclaggio, estorsione, traffico di armi e droga. Evidentemente il sindaco di Ponteranica non ne è informato o preferisce non esserlo, perché nel nord come nel sud si preferisce evitare di parlare di presenza mafiosa sul proprio territorio. Nelle motivazioni di Aldegani non manca una punta di razzismo, il razzismo da Lega Lombarda della prima ora, quella che diceva “via i terroni”, “maestri lombardi nelle scuole lombarde”, “case popolari ai lombardi”. Evidentemente non si sente italiano ma padano, quindi Peppino come tutti i siciliani è un corpo estraneo che non lo riguarda. Da buon leghista ha paura di tutti coloro sono estranei, che possono contaminare il suo “popolo”, la sua “cultura”. C’è tutta la paura del diverso che viene esternata senza timore, anzi in quelle zone porta voti e consenso. Quindi Peppino è un diverso, non importa se ha combattuto la mafia per la libertà e la giustizia di tutti, non solo dei siciliani ma dell’Italia intera. Verrebbe da chiedergli se anche Falcone e Borsellino sono morti per una causa tutta siciliana, se anche loro avrebbero meritato la stessa sorte di Peppino. Probabilmente il sindaco avrebbe rimosso anche una targa intitolata a loro, ma Peppino ha un’aggravante che ha fatto parlare poco i mass media di questo caso: era comunista. Forse il sindaco questo lo sa, magari non conosce la storia di Peppino, anzi sicuramente, magari non ha visto nemmeno il film “I cento passi” di Marco Tullio Giordana. Ma saprà che era un comunista, di quelli estremisti, prima di Lotta Continua poi di Democrazia Proletaria. Come si può dedicare una biblioteca ad un comunista? Nemmeno ad uno che ha lottato per i diritti dei lavoratori edili sfruttati, per i contadini espropriati ingiustamente delle loro terre e mai risarciti, nemmeno per uno che ha lottato perché a Cinisi ci si potesse liberare dai mafiosi e dai sindaci mafiosi. Non si può di certo, in questo momento storico, così revisionista nessun comunista merita una biblioteca, nemmeno un senso unico. E questa rimozione c’è stata anche da parte di alcuni che hanno manifestato per Peppino, hanno voluto rimuovere la sua storia, le sue lotte, la sua appartenenza. È chiaro che in un contesto simile il lavoro di chi vuole eliminare la memoria di Peppino trova vita facile.
Perché anche questo c’è nel provvedimento del sindaco, la volontà di rimuovere la memoria, di cancellarla. Se si cancella Peppino si cancellano le sue lotte e le giuste cause che lo spingevano a lottare. È la stessa logica che ha portato i mafiosi e i politici che lo hanno voluto morto a farlo passare per un terrorista, hanno tentato di cancellare la sua figura sempre dalla parte degli oppressi contro gli oppressori mafiosi e politici. Lui che combatteva per gli operai è morto mentre tentava di far saltare in aria un treno di operai pendolari, questo hanno detto quel 9 maggio del 1978. Ma gli è andata male. Il grande lavoro della famiglia di Peppino e dei suoi amici e compagni ha portato alla verità. E la lotta di chi vuole ricordare Peppino a Ponteranica non potrà che vincere, forse il sindaco riuscirà da testardo - non caparbio – quale è ha non rimettere la targa col nome di Peppino, ma per gli italiani antimafiosi – e anche per gli stessi bergamaschi che hanno espresso il loro dissenso – Peppino è un simbolo della lotta alla mafia. Ormai la sua memoria è inviolabile. Certo, restano ancora degli irriducibili. In Sicilia la mafia ha rimosso alberi piantati in memoria di Peppino; anni fa il sindaco di Forza Italia di Isnello, nel palermitano, tolse il nome ad una via dedicata a Peppino. Ma si può sempre migliorare. Ha fatto bene Umberto Santino, presidente del Centro Siciliano di Documentazione di Palermo, a regalare libri su Peppino alla biblioteca di Ponteranica. Forse leggendoli il buon cristiano potrebbe essere folgorato sulla via di Damasco. Se così non dovesse accadere gli consigliamo di cambiare il nome di Via Dante Alighieri, che a Ponetranica c’è ma stona visto che il Sommo poeta non era padano.

Tratto da:
sabatoseraonline.it

antimafiaduemila.com


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domenica, 04 ottobre 2009
 


Io ho veramente un gran problema a immaginare che qualcuno possa fare il rastrellamento di stranieri porta a porta senza che nessuno dica niente. Treviso per prima e ora Milano con il suo bus galera che raccoglie immigrati alla fermata dopo averli braccati e aver chiesto loro i documenti. 

Mi sentisse uno della lega direbbe che dovrei vergognarmi e che in questi momenti dobbiamo essere tutti uniti nel cordoglio, che bisogna fare fronte comune per poi affidare ampi poteri a bertolazo così approfitteranno della frana nel messinese per radere al suolo la montagna e piazzare i pilastri del ponte sullo stretto.

Bisogna comunque che facciate attenzione ai toni. All'aquila si disse che era tutta una questione naturale. In sicilia, sud al quale bisogna appioppare l'etichetta di luogo inefficiente non in grado di sopravvivere a se stesso senza un padre padrone, tutti a dire che è l'incuria, era già tutto previsto, l'assetto idrogeologico mandato 'affanculo dal disboscamento, le case abusive costruite alla foce marina, la frana precedente, gli amministratori che non potevano fare niente perchè non avevano soldi, etc etc.

Rivedo spuntare l'ombra dell'agenzia per il mezzogiorno a gestione unica con poteri e portafoglio in gestione del presidente del consiglio. Rivedo spuntare l'ombra delle new town, di un'altra speculazione condotta da sciacalli sulla pelle dei morti.

E' vero, per carità, tutto vero. Eravamo giovanissimi e in un altro paese della sicilia organizzammo una mostra, studiammo tutte le carte che parlavano di impatto ambientale, conoscevamo la legislazione a menadito e c'erano le foto con la fogna a cielo aperto che assieme alla pioggia corrodeva un lato della collina in terreno argilloso. La gente aveva costruito proprio lì e noi dicevamo che sarebbe crollato. Ad una pioggia più pioggia sarebbe franato tutto. La frana c'è stata e tanta gente esigeva che la casa fosse ricostruita esattamente nello stesso punto.

Tra gente incosciente che sposa i "piani casa" alla berlusconi, in luoghi senza piani regolatori nei quali si può costruire allegramente, e speculatori che approfittano delle tragedie per piazzare un altro mattone nella costruzione di "grandi opere" utili a mafiosi, massoni, delinquenti di ogni risma, la sicilia, come tanti altri posti, non si salva neanche un po'.

Potranno forse dire che simili tragedie avvengono per via degli stranieri? No. Diranno che è tutta colpa dei siciliani. Nel frattempo a nord continueranno i rastrellamenti e non importa se voi non vedete un legame tra i due fatti perchè per me l'uno è la conseguenza dell'altro, l'uno ha la stessa origine dell'altro. Si tratta sempre di soldi, di potere, di arroganza e di incapacità di uscire fuori dalla nicchia egoista e individualista che non riconosce la cosa pubblica e la rende inaccessibile a tutti. Il legame c'è perchè in entrambi i casi qualcuno ci guadagna, qualcuno pensa di tutelare la proprietà, qualcuno immagina sia okay sacrificare molte vite umane per mettersi in tasca tanti bei soldoni.

Abbiamo una italia talmente sepolta dalla merda che difficilmente ne usciremo. Non è solo la montagna ad essere franata sui paesi di messina: è la incapacità di provare sentimenti umani che è franata sulle teste di tutti noi. 

da femminismo-a-sud.noblogs.org


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mercoledì, 23 settembre 2009
 


Un blitz per la foto al fondoschiena. Ora alla sbarra per violenza sessuale

L'episodio risale al ferragosto del 2006 quando il 23enne napoletano, secondo l’accusa, abbracciando una pierre 19enne le avrebbe abbassato i pantaloni in modo che l’amico potesse fotografare il suo fondoschiena

“Ma lei, la ragazza, voleva farsi fotografare il fondoschiena?” “Lei era molto provocante. Si, si, provocante, con i pantaloni a vita bassa, molto, ma molto bassa”. L’altezza della vita dei pantaloni della pierre di discoteca e la fotografia del fondoschiera della stessa diciannovenne di Parma sono stati al centro dell’udienza di ieri in Tribunale dove un siciliano di 23 anni, Salvatore Messina, doveva rispondere di violenza sessuale.

 

Secondo l’accusa aveva abbracciato la ragazza e le avrebbe abbassato i pantaloni in modo che l’amico potesse fotografare il suo fondoschiena. Ma ieri mattina, oltre alla ragazza, che ha confermato quanto detto nella denuncia e cioè di essere stata abbracciata e palpeggiata dal dal siciliano che era riuscito a infilarle una mano nei pantaloni, gli amici di Messina hanno raccontato la loro versione di quel ferragosto del 2006 “rovinato da quell’episodio”.

 

La sera tra il 14 e il 15 agosto i tre che venivano da un piccolo paese in provincia di Catania, erano sul viale Regina Elena ed avevano incontrato una giovane. “Siamo stati subito molto attratti dal suo abbigliamento - ha detto uno - perché in Sicilia le ragazza non vanno in giro così.(ma di quali paisi scinni...)Aveva la biancheria intima che usciva dai pantaloni”. (uh,ah...)La ragazza distribuiva inviti per una discoteca della zona, aveva spiegato ai siciliani che lo faceva per pagarsi le vacanze.

 

A sentire gli amici aveva anche fatto degli apprezzamenti su Salvatore, il più belloccio del gruppo. Dopo un po’ di convenevoli è venuta fuori l’idea della fotografia. “Io fotografavo un po’ tutto, eravamo in vacanza. Così abbiamo chiesto alla ragazza di fare una foto con noi”. E sarebbe stato proprio in quel frangente che il giovane avrebbe messo in atto il blitz contro la giovane.

 
Ragazza che gli aveva dato il numero del suo telefonino per inserire i giovani nella lista per la sera dopo in una discoteca della zona. Ed effettivamente convinti di non aver poi fatto nulla di male (colpa sua, sta svirgugnata!)la sera dopo hanno chiamato la ragazza e sono andati alla discoteca. Dieci minuti dopo i carabinieri li hanno portati via. In un primo momento tutti e tre sono stati accusati di violenza sessuale, poi per gli amici l’accusa è caduta ed è rimasta solo per Messina. Il processo continua il 15 dicembre.

da ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com


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